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archivio 2008

Storie di ciclismo. I protagonisti e i testimoni raccontano
Incontri e conversazioni con il pubblico del sabato pomeriggio

Sabato 6 dicembre 2008
Michele Dancelli e Gianni Motta
I magnifici anni ‘60

   


I due Campioni risponderanno alle domande dei visitatori nell’incontro che avrà luogo al Museo del Ciclismo – Madonna del Ghisallo, presso la sala conferenze dalle ore 15,00 alle ore 17,00, che sarà introdotto dal direttore del museo Massimo Pirovano.
Michele Dancelli (Castenedolo, 1942) è stato uno dei corridori più rappresentativi del ciclismo italiano degli anni Sessanta. In 12 anni di professionismo, dal 1963 al 1974, ha vinto 77 corse, tra cui una Milano-Sanremo (il 20 marzo 1970, prima vittoria italiana dopo un digiuno di 17 anni), una Freccia Vallone e molte classiche
del calendario italiano. È stato due volte campione nazionale su strada e ha corso per la squadra azzurra otto volte. Buon passista e velocista, ma poco amante delle salite, non ha avuto grande fortuna nelle corse a tappe, ma ha avuto comunque al suo attivo un quarto posto al Giro d'Italia del 1970. Ha partecipato complessivamente a 9 edizioni del "Giro", vincendo 11 tappe e indossando la maglia rosa di leader per 14 giorni. È arrivato due volte terzo al Mondiale su strada professionisti, nel 1968 e nel 1969. Caduto nel 1971 durante una tappa della Tirreno-Adriatico, si ruppe un femore, dopo di che non ha più ottenuto risultati importanti.

Gianni Motta
(Cassano d'Adda, Milano, 1943) è stato professionista dal 1964 al 1974, ottenendo oltre 80 vittorie. Già da allievo aveva ottenuto importanti successi vincendo spesso con fughe da lontano. Al primo anno da professionista vinse una tappa del Giro d'Italia, il Giro di Lombardia davanti a Preziosi e il Trofeo
Baracchi in coppia con Giacomo Fornoni. Tra le sue vittorie più importanti c'è il Giro d'Italia del 1966, davanti a Italo Zilioli, in cui vinse due tappe. L’anno seguente vinse il Giro di Svizzera. Fu terzo al Tour de France del 1965, vinto da Gimondi, suo grande rivale. Fu due volte primo al Giro di Romandia e in numerose classiche italiane. Un carattere particolare e un malanno ad una gamba sono stati gli ostacoli maggiori alla realizzazione di una carriera ancora più brillante di quella che è stata. Al termine della carriera, come molti altri corridori del tempo, ha avviato un'attività di produzione di telai, molto apprezzati fra gli amanti delle bici da corsa.
Il museo è stato a lungo considerato come un luogo polveroso e riservato a poche persone, dove molti non osavano entrare, temendo di non capire e di annoiarsi.
Oggi però crescono le iniziative volte a coinvolgere nella vita dei musei un pubblico sempre più vasto, a partire dalla curiosità che può stimolare il desiderio di conoscenza, di riflessione e di confronto, anche grazie al moltiplicarsi di istituzioni che studiano i vari aspetti della vita quotidiana nell’età moderna con le sue imponenti trasformazioni. Tra i fenomeni che le hanno accompagnate ci sono indubbiamente la bicicletta ed il ciclismo.
E che cosa può interessare agli sportivi più delle imprese, dei drammi, dei successi, delle difficoltà, dei retroscena delle corse, dei loro preparativi, che possono raccontare i campioni e coloro che li hanno seguiti e li hanno coadiuvati?
Con la rassegna Storie di ciclismo il museo vuole offrire al pubblico delle occasioni per incontrare i protagonisti e i testimoni del mondo ciclistico, facendo conoscere, allo stesso tempo, il suo patrimonio di oggetti, di documenti, di fotografie, di filmati, di informazioni, che proprio questi
personaggi hanno permesso di raccogliere.


Orario di apertura in occasione degli incontri: dalle ore 10.00 alle ore 17.30
Orari invernale di apertura : da Martedì a Sabato dalle ore 10.00 alle ore 17.00
Domenica dalle ore 9.30 alle ore 17.30

 

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