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archivio 2009

17 ottobre 2009

Ieri a Canzo, in occasione del Premio Torriani, sono stati consegnati a Fiorenzo Magni, Presidente della Fondazione del Museo del Ciclsimo - Madonna del Ghisallo, la maglia di Campione del Mondo di Paolo Bettini e la maglia rosa del Giro d'Italia del Centenario di Denis Menchov.
Nella stessa occasione la Gazzetta dello Sport ha donato al Museo la bicicletta del Giro del Centenario.
Si tratta di nuove acquisizioni che saranno esposte al Museo del Ciclismo.



I premiati Giovanni Tredici, Paolo Bettini e Giancarlo Ferretti tra i figli di Vincenzo Torriani, alla memoria del quale il premio è dedicato

Fiorenzo Magni seduto accanto a Paolo Bettini

La consegna della maglia iridata

Marco Pastonesi intervista Fiorenzo Magni accanto a Giuseppe Castelnovi, consegnandogli a nome della Gazzetta la bicicletta e la maglia rosa del Centenario








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Consegna Premio Nazionale "L'Umiltà Vincente 2009"
a Fiorenzo Magni, Giuseppe Saronni, Pier Bergonzi


scarica il PROGRAMMA



Il
C.O.N.I.               
F.C.I.
G.S. Faiv Valdichiana
Ideatore e organizzatore del Premio Città di Cortona“Sport e Cultura”

assegnano il Premio "L'Umiltà vincente 2009" con le seguenti motivazioni.


Motivazione:
per aver contribuito a costruire, con il proprio impegno, il proprio stile e i personali successi, una immagine dello Sport universalmente apprezzata e duratura nel tempo.

Motivazione:
significativo riconoscimento assegnato annualmente a personaggi del mondo Sportivo, Culturale e Sociale che, con la loro opera silenziosa, sia per professione che per volontariato, diventano importanti colonne della nostra società.

 


FIORENZO MAGNI
E' stato il terzo uomo dei ciclismo italiano nell'epoca dei giganti. Ha combattuto da fuoriclasse contro due rivali del calibro di Coppi e Bartali. Ma ha saputo infilare la ruota della propria bici nelle storie diventate leggenda del ciclismo, nell'epoca eroica del dopo guerra, quando il Giro d'Italia era più di un evento sportivo. Era un messaggio di pace portato su tutte le strade d'un Paese martoriato dalla guerra. Era il motivo d'una prima allegria nel cuore della gente che vedeva nelle gesta dei corridori un primo segnale di rinascita e di speranza.
Fiorenzo Magni è passato alla grande storia del ciclismo non solo per le sue vittorie ma anche e soprattutto per la forza coinvolgente del suo carattere, per l'impeto ch'egli sapeva dare al suo impegno di campione, per la forza dei suoi successi sostenuti anche dalla spinta del suo formidabile coraggio.
Finita la carriera di corridore, Fiorenzo ne ha iniziata una seconda, da imprenditore. E anche qui è andato subito alla caccia d'una maglia rosa che ben presto ha indossato e che oggi ancora continua a portare alla guida di un clan aziendale di grande e riconosciuto valore. Senza aver mai allontanato il suo cuore dal cuore del ciclismo che resta, sentimentalmente, la sua patria naturale.
Tanto è vero che a lui si deve il grande lancio del museo ciclistico del Ghisallo, realizzato nel luogo della storica chiesa dedicata alla Madonna del Ghisallo, cioè la grande protettrice di tutti i ciclisti nel mondo.
Il Museo del Ghisallo, al quale Fiorenzo Magni continua a dare con grandissimo amore il suo sostegno, è oggi un punto di riferimento fisso di tutti coloro che amando il ciclismo ne amano lo spirito e la storia.

GIUSEPPE SARONNI
La radice della sua grande popolarità affonda nel terreno dello scontro ormai leggendario con Moser. Sono stati gli ultimi due protagonisti d'ma rivalità che ha dato fuoco alla passione della gente in più d'una occasione. Moser impetuoso e istintivo. Beppe Saronni più freddo, talvolta cinico e spesso implacabile nelle riposte agli attacchi del trentino.
Piaceva alla gente per la freddezza con la quale meditava il gesto e lo portava a compimento. Per la sicurezza con la quale nelle corse più importanti si proponeva da protagonista eseguendo l'operazione come fosse un mandato della gente. Era implacabile quando sentiva la corsa c il guaio per i rivali era che la sentiva spesso...
E' poi diventato manager di grandi campioni e oggi risponde in prima persona della carriera di Cunego segnalando l'evoluzione del corridore con la freddezza del tecnico e il calore del padre di famiglia il quale dell'evoluzione dell'atleta analizza tutto, la forza, il carattere, i sentimenti, gli stati d'animo, le virtù e le debolezze.
Oggi Beppe Saronni è un personaggio scolpito nella storia e presente nella quotidianità con tutto il peso della sua cultura professionale e della sua grande carriera.

PIER BERGONZI
Pier Bergonzi ha cominciato la sua carriera giovanissimo ed è subito apparso ai vecchi giornalisti che lo circondavano un professionista di maturato spessore. Dicono che il giornalismo è un mestiere che non si impara all'università ma si ha nel sangue fin dalla nascita. Pier Bergonzi ha dimostrato, nella sua rapida e brillantissima carriera, quanto sia fondato questo concetto.
Ha scalato tutti i gradini della "sua" Gazzetta facendoli quattro alla volta ed ha condotto per molto tempo la rubrica del ciclismo con lo stile, l'eleganza e la discrezione che gli sono propri. Senza mai tradire i principi fondamentali della competenza e dell'informazione.
Ha assunto ruoli dirigenziali nel giornale della sua vita ma non ha mai abbandonato, da un punto di vista sentimentale, il ciclismo che da sempre riconosce in lui un sicuro e nobilissimo punto di riferimento.




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