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archivio 2008

La voce degli appassionati
La voce del suiveur. Una (ri)scoperta dei nostri idoli giovanili


Gianni Motta
Michele Danzelli
Motta con Fiorenzo Magni, Dancelli e Auro Bulbarelli
Giorgio Albani, d.s. dei due campioni alla Molteni, interviene dal pubblico, tra Fornoni. Colzani e Cribiori
foto di Franco Castelli   
www.francocastelli.it

L’emozione c’è, è innegabile. Qualcuno avrà una smorfia di compatimento, ma trovarsi di fronte il campione al centro di tanti interessi, di tante trepidazioni giovanili non è cosa di tutti i giorni. Gli incontri del sabato pomeriggio organizzati dal Museo consentono di ritornare indietro nel tempo e di rivivere ancora con passione Giri d’Italia, Milano-Sanremo, Campionati del Mondo.
Baldini, Bugno, Merckx, Gimondi, Motta, Dancelli rappresentano la storia del ciclismo e i loro racconti, le loro testimonianze trascinano ancora il pubblico degli appassionati a rivedere volate mirabolanti, fughe ardite, crolli clamorosi.
Sabato 6 dicembre è toccato a Gianni Motta e Michele Dancelli raccontare del loro ciclismo a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta. E’ stato un confronto all’insegna della simpatia. In primo luogo perché “il Motta” si presenta ancora oggi con la vivacità e l’intraprendenza che sapeva esprimere quando vinceva classiche e Giri d’Italia, e dal canto suo Michele Dancelli, con tono più umile, ha ben tenuto testa al più illustre compagno di tante battaglie ciclistiche raccontando le fatiche del ciclismo.
I due, sollecitati dalla domande di Massimo Pirovano, direttore del Museo, si sono dilungati sui loro anni giovanili, molto simili nelle fatiche e nelle speranze: la bicicletta era il mezzo di trasporto mattutino e serale per recarsi al lavoro (Motta in una fabbrica dolciaria di Milano e Dancelli, da muratore, sui cantieri), per poi scoprire, via via, che primeggiavano sempre sui compagni. Ecco quindi l’intervento di qualche direttore sportivo locale, poi una segnalazione ad Ernesto Colnago, l’iscrizione alla Molteni e la carriera professionistica che si spalanca.
Più agile e scattante, Motta, più disponibile alla fuga da lontano Dancelli, ma entrambi due bei corridori votati alla vittoria, da qui qualche scontro interno, a stento frenato dal direttore sportivo Giorgio Albani, presente all’incontro e portavoce di gustose testimonianze sul dopocorsa, sui rapporti interni alla squadra e tra i due.
Motta ha evidenziato come la sua carriera sia stata divisa in due netti momenti da quel fastidioso dolore alla gamba sinistra che gli ha compromesso gli anni migliori: negli anni ’64-67 era in grado di vincere su tutti i fronti, di far soffrire perfino Merckx, grazie al suo spunto finale.
Più reticente si è dimostrato nel parlare dei suoi difficili rapporti con l’eterno rivale Gimondi: e su questo tema il pubblico presente all’incontro ha cercato di “stanarlo” con qualche domanda pepata che Gianni ha evitato con abilità (Mondiale di Heerlen del 1967 fuga sin dai primi chilometri per anticipare il rivale?). A sua volta Dancelli è stato costretto, forse per l’ennesima volta, a raccontare di quella famosa Sanremo vinta a braccia alzate, nel 1970.
In questi incontri il tifoso si sente doppiamente coinvolto, non solo perché ha davanti a sé l’idolo di un tempo, ma perché sente dalla sua viva voce particolari, dettagli, verità mai rivelate, opinioni contrastanti e le vittorie “epiche” assumono contorni e valori ancora più importanti. E poi ad impreziosire questi incontri c’è sempre tra il pubblico un giornalista, un massaggiatore, il compagno di squadra che hanno una precisazione da fare, un dettaglio da ricordare (la pedivella più corta, una spinta in salita, la boraccia truccata, lo scambio della bicicletta) e, come si diceva poc’anzi, la gara torna a svolgersi, la volata finale torna ad essere fresca ed emozionante.
Quello che accomuna questi incontri è il fatto che si parli di uno sport vero, di uno sport di fatica, di uno sport che fino a ieri era parte del costume di vita della gente e poi, è innegabile, si torna indietro nel tempo e si torna ad essere giovani, almeno nei ricordi.

Natale Perego

                                                                      

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