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IL PROGETTO ARCHITETTONICO
di Davide Bergna
Criteri di integrazione con il paesaggio
La conformazione dell’area interessata dal progetto, la sua organizzazione spaziale e il suo inserimento in un anfiteatro panoramico, fanno sì che il visitatore percorra inevitabilmente lo spazio secondo una linea virtuale di attrazione verso la vista più aperta sul paesaggio che termina sul ciglio del Belvedere; si crea quindi una tensionalità che diventa un attributo peculiare del “genius loci” del luogo insieme con l’alto valore simbolico prima descritto.
Il progetto riprende idealmente queste linee di forza sia a livello compositivo e strutturale, sia nei percorsi a rampa esterni ed interni, i quali metaforicamente si snodano come un tornante alpino dal Santuario al piano espositivo del Museo.
I movimenti curvi della copertura e lo sfalsamento delle quattro onde permettono l’apertura di finestrature laterali che filtrano la luce zenitale proiettandola sull’intero piano espositivo interno; dal lato del Belvedere offrono invece importanti scorci all’interno dell’esposizione.
In questo modo lo spazio simbolico del Santuario e lo spazio interattivo del Museo diventano nella percezione del visitatore uno spazio unico.
Effetto notturno - L’illuminazione interna del Museo durante la notte consente di accentuare la conformazione a curve della copertura creando un suggestivo “effetto notturno” fatto di onde luminose che propagano la luce verso il piazzale del Belvedere e permettendo al visitatore, anche nelle ore notturne, di “sbirciare” all’interno per cogliere sensazioni uniche.
Organizzazione spazi esterni e interni - Al Museo si accede dal piazzale tramite una serie di vialetti fino a raggiungere una rampa esterna adiacente all’edificio e parallela al Belvedere. Lungo l’intero scivolo una grande vetrata segue l’andamento della “prima onda” permettendo di avere un’ampia visione dell’interno. Il visitatore, percorrendo tale rampa, raggiunge la quota “meno 3,60” dove è situato l’accesso dell’edificio ed il collegamento con il Belvedere. Varcata la soglia del Museo ha inizio la discesa all’interno dell’edificio percorrendo una rampa che evoca il “percorso alpino” con vista sullo spazio espositivo ed il “tornante alpino” con vista sul Lago di Como e sulle Alpi. La lieve pendenza di questo camminamento permette di raggiungere il piano espositivo anche ai disabili vivendo questo “percorso” senza essere obbligati ad utilizzare l’ascensore e, in particolari manifestazioni, anche agli atleti “in sella al loro ciclo” per raggiungere il piano internazionale del ciclismo.
La necessità di mantenere l’esposizione su un unico piano, come richiesto dalla Fondazione del Museo del Ciclismo, ha suggerito di adottare una soluzione spaziale estremamente flessibile: una struttura a “pilotis”. Tale struttura consente un allestimento versatile e rinnovabile secondo le esigenze richieste dalle varie e numerose manifestazioni che si alterneranno all’interno. Inoltre la scelta dei “pilotis” permette al visitatore una visione sempre globale e non parziale da ogni punto del Museo dell’esposizione, del panorama, delle proiezioni. La disposizione dei “pilotis” corrisponde all’andamento delle linee di forza impresse dalle falde di copertura le cui curve sinuose del soffitto sono evidenziate dalle lunghe finestrature poste tra un’onda e l’altra, che captando la luce zenitale provvedono a diffonderla in più punti dell’esposizione.
Gli elementi architettonici – rampa, mezzanino, passerella – acquisiscono la caratteristica di elementi sospesi grazie alla struttura dei pilastri; ciò contribuisce a rafforzare ideologicamente il pensiero di spazio unico pulsante di vita, vivacizzato e dinamicizzato dal movimento dei visitatori.
Sezione coffee shop e merchandising - A quota “meno 4,60”, sospesa sull’intero spazio espositivo si trova un volume le cui pareti laterali sono ora trasparenti, chiuse, aperte, rendendolo partecipe alla vita del museo.
In questo modo il coffee shop, le rampe, la passerella sospesa e il piano del Museo diventano uno spazio integrato; l’andamento dei pilastri termina con una serie di setti che sorreggono le ampie aperture, la cui esposizione verso valle fa sì che diventino cannocchiali visivi con differenti viste panoramiche, rese ancora più suggestive dalla composizione articolata delle grandi vetrate.
Sezione espositiva – L’intento è quello di conferire al Museo del Ciclismo una connotazione diversa dall’idea di Museo tradizionale. Infatti non si tratta di un mero contenitore di cimeli del ciclismo, ma di un luogo di istruzione attivo per appassionati e non, visto e considerato che il ciclismo e i suoi miti sono tuttora materia viva. La forza del Museo sta nell’ideazione di un sistema espositivo che prevede l’integrazione di esposizioni permanenti di cimeli storici legati al ciclismo (fotografie, biciclette, indumenti, documenti dello sport ciclistico) con le tecnologie collegate all’evoluzione della bicicletta a con la continua proiezione di immagini di gare storiche e racconti dei grandi campioni proiettate in varie zone del museo in modo da consentire una visione distribuita (vedi allestimento museografico).
Sezione accessoria – A quota “meno 12”, immediatamente sotto il piano espositivo del Museo, i pilotis formano un porticato aperto aumentando la proiezione dell’edificio verso la valle suggestiva occupata dal lago. L’area interna è stato appositamente progettata con spazi che permettono di alternare l’uso della biblioteca con la sala convegni o per mostre temporanee, senza dimenticare gli ambienti per lo studio e la promozione di nuove iniziative e imprese sportive. Inoltre sono stati individuati tutti i locali accessori come gli uffici amministrativi-direzionali, i servizi igienici, i depositi, gli archivi, le sale macchine.
Questo sistema di servizi, appositamente studiati ad una quota differente, permette un utilizzo indipendente dal resto dell’edificio per lo svolgersi di manifestazioni in orari di chiusura dell’area museale.
Il Museo è stato progettato per permettere al visitatore, anche negli orari di chiusura, di percorrere l’intero perimetro dal piazzale sottostante al Belvedere tramite una rampa esterna, collocata sulla facciata est, offrendo scorci di vista all’interno dell’edificio. Il ciclista può arrivare direttamente in sella al suo mezzo allo spazio a lui dedicato tramite un percorso esistente nel verde, posto sotto il Belvedere, il cui accesso si ha dalla famosa strada che conduce al Santuario del Ghisallo.
Impianto materico dell’edificio - La copertura, come già premesso, ha una conformazione molto particolare: affiora dal terreno con un sistema di onde studiato per connettersi visivamente e fisicamente con l’intorno e col visitatore lasciando libera e indisturbata la vista globale del paesaggio da qualsiasi punto del Passo del Ghisallo; il manto è realizzato con “ghiaia” per integrare l’intera costruzione al circostante paesaggio. L’intera copertura ed ogni singola “onda” sono coronate da un cordolo in cemento armato di contenimento protetto da una scossalina di “rame anticato”.
Le rampe esterne e le scale vengono realizzate in calcestruzzo con la parte superficiale rivestite da lastre a spacco di pietra.
L’ingresso del museo, posto sul prospetto ovest antistante al Belvedere “Romeo”, è facilmente raggiungibile sia dal Santuario che dal parcheggio inferiore, collegato tramite una scala e una rampa. L’accesso avviene mediante porte in cristallo inserite nella grande apertura ad onda.
Le facciate sono caratterizzate dalla particolare conformazione della copertura suddivisa in quattro porzioni con dislivelli differenti, per permettere l’illuminazione interna dell’edificio. La particolarità delle facciate è data dalle grandi vetrate aventi serramenti in “bronzo ramato” che si fondono con i rivestimenti in “rame anticato” della copertura coniugandosi con la “pietra ferrosa” che riveste ogni spazio lasciato libero dal vetro.
Il prospetto ovest, rivolto verso il Belvedere ed il Santuario, è totalmente “aperto” da una grande vetrata che attira i visitatori permettendo di intravedere l’interno del museo camminando lungo la rampa esterna. Questa grande apertura è stata progettata per avere varie funzioni: vetrina del museo, illuminazione dello spazio espositivo, alleggerimento della facciata principale tale da rendere impercettibile la grandezza dell’edificio.
Il prospetto nord, rivolto a valle verso il Lago di Como e le Prealpi, è il fronte “maestoso” del museo, anch’esso totalmente “aperto” da grandi vetrate aventi una composizione articolata e suggestiva che, tramite un sistema di tende, permettere di regolare l’intensità dell’illuminazione interna, di utilizzare parte dei riquadri come espositori di opere in “controluce” e come riquadri di “paesaggio”. Il coronamento di queste grandi aperture ed i setti laterali sembrano grandi cornici. Il portico posto al livello più basso è appositamente intonacato proprio per staccare il livello dei locali accessori dal vero e proprio museo che si sviluppa ai piani superiori.
Il prospetto est, secondo me uno dei più suggestivi, è visibile solo dai visitatori che intraprendono il percorso lungo il perimetro; totalmente rivestito in pietra posata a secco ha una grande apertura alla sommità e piccole feritoie per permettere sempre di “sbirciare” all’interno.
Il prospetto sud, rivolto verso il punto di arrivo dei visitatori, ha varie altezze e facciate ora in vetro e ora in pietra; l’altezza è molto contenuta tanto da permettere di vedere nella loro integrità le cime della Grigna.
Spazi esterni e Casa del custode - L’edificio del Museo è immerso in un’estesa area verde che sarà sempre aperta al pubblico.
Alla quota inferiore, oltrepassato il portico dal quale si accede al piano accessorio, si trova il piazzale destinato a parcheggio al quale si accede dalla mitica salita “Bellagio – Ghisallo” tramite un viale lungo il quale si trova un vecchio edificio rurale che sarà ristrutturato per ospitare la casa del custode e l’archivio del museo.
Sia il parcheggio che la strada di acceso si immergono perfettamente nel verde circostante grazie alla particolarità del manto di pavimentazione e al mantenimento delle quote naturali della montagna che degrada dolcemente fino a raggiungere un dirupo a picco sul Lago di Como.
L’accesso al parcheggio, seppur regolamentato tramite sbarra, lascerà ai visitatori l’opportunità di circolare liberamente intorno all’edificio e sostare sia al livello sottostante del piazzale che al livello del Belvedere godendosi sempre il magnifico panorama.
DATI TECNICI
Livello 4-3 ingresso, percorsi, merchandising, coffe-shop = mq. 570
Livello 2 spazio museale espositivo = mq. 850
Livello1 spazio riunioni, sala conferenze, biblioteca, uffici, bagni, depositi = mq.750
Casa del custode = mq. 100
Piazzale parcheggio privato = mq. 1.140
info@bergna.it
www.bergna.it
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