In pieno Giro d’Italia un evento dedicato a Stephen Roche, autore nel 1987 della triplete, che nel ciclismo significa Giro-Tour-Campionato del Mondo. A lui saranno dedicate due teche nel museo grazie alla donazione del suo tifoso Bruno Astruc.

Al Museo del Ghisallo arriva una rassegna esclusiva dedicata a Stephen Roche, al campione irlandese, al quale il Museo del ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio dedica un’intensa retrospettiva di memorabilia che sarà inaugurata sabato 18 maggio 2024, alle ore 16.00.

Tutte le maglie di Roche, una maglia per ogni team per cui ha corso, saranno esposte nelle teche esposte nella parte centrale del Museo, tutte le maglie più la rosa del 1987 che è già al Museo del Ghisallo perché appartiene alla collezione Giro for Ghisallo donata da Davide Cassani.

La mostra è possibile grazie al collezionista Bruno Astruc che ha deciso di donare al Museo del Ghisallo preziosi cimeli che ci permettono di ricostruire e raccontare la storia di questo grande campione del ciclismo.

Per l’occasione Stephen Roche, non potendo essere presente, sarà in collegamento online con il Museo del Ghisallo. 

Roche – Nato a Dublino (Irlanda), il 28 novembre 1959, corridore completo, è stato professionista dal 1981 al 1993 con 61 vittorie. Lo si potrebbe definire il campione dai due volti, sia per i risultati come per il comportamento dal punto di vista umano. Fu sensazionale il suo esordio tra i professionisti dopo essere stato – in Francia sua patria d’adozione ciclistica – dilettante di prim’ordine. Dieci vittorie per incominciare e, tra esse il Giro della Corsica, la Parigi-Nizza, il Giro dell’Indre et Loire, l’Etoile des Espoirs, la frazione a cronometro del Tour de l’Avenir e il posto d’onore nel Gran Premio delle Nazioni. Nella stagione successiva ottenne solo qualche piazzamento; si ripropose invece nelle due stagioni successive che lo videro vittorioso nel Giro di Romandia, nella Parigi-Bourges, nell’Etoile des Espoirs e nel Gran Premio di Vallonia oltre che 3° nel Campionato del Mondo nell’83, primo nella Nizza-Alassio, nel Giro di Romandia e nella Salita di Arrate, 2° nella Parigi-Nizza e 3° nel Nazioni dell’84. Nell’85 un’altra esplosione lo rilanciò. Tredici vittorie, tra le quali il Criterium Internazionale della Strada, il Midi-Pyrénées, la tappa dell’Aubisque del Tour e numerose altre affermazioni e piazzamenti. Ingaggiato dalla Carrera per l’86 fu messo k.o. da un dolore a un ginocchio a seguito di una caduta nella Sei Giorni di Parigi. Nell’87 riprese alla grande è disputò una stagione trionfale vincendo la Vuelta Valenciana, il Giro di Romandia, il Giro d’Italia, il Tour e il Campionato del Mondo. Questi alti e bassi non contraddistinsero solo l’atleta, ma anche l’uomo Roche che fu ricco di contraddizioni. Intelligente, aperto, simpatico aveva tutto per essere il più cordiale interlocutore, ma fu spesso molto criticato per certe scelte, come quando lasciò la Peugeot per passare alla Redoute non rispettando le regole di ingaggio o in occasione del Giro d’Italia 1987 sordo agli ordini del d.s. attaccò il compagno di squadra Visentini in maglia rosa. Un gesto senza precedenti. Dopo un ’87 d’oro non si è più ripetuto ad altissimo livello; ha corso due stagioni in Francia e due in Belgio sempre perseguitato dai problemi al ginocchio ed inserendo nel suo palmarés solo un Giro dei Paesi Baschi nel 1989. Nel 1992 è ritornato in Italia, alla Carrera, e, offrendo gli ultimi sprazzi della sua classe, ha vinto una tappa al Tour de France nel 1992; ha chiuso la carriera agonistica nel 1993.