Noi che al Ghisallo ci emozioniamo anche per il Tour de France: potrebbe essere il titolo di un club esclusivo e al contempo aperto a tutti. Non è un ossimoro, è piuttosto comunità: di tutti quelli, come noi, che al Ghisallo si emozionano. Da sempre. Come si capisce bene dalle parole di Nicola Nenci pubblicate il giorno dopo su La Provincia di Como, le parole, le frasi, l’articolo, firmato da Nenci, amico del Museo, presente all’evento con Christian Prudhomme, giovedì 6 giugno a Magreglio, paragrafi che sono un inno ad una giornata storica. Eccole. Le sottoscriviamo. Noi che ci emozioniamo al Ghisallo.

Di Nicola Nenci – La Provincia di Como
Quello di ieri è stato il giorno più importante nella storia del Museo del Ghisallo. Ne ha vissute tante altre, certo: a partire dalla sua nascita nel 2006 per volere di Fiorenzo Magni,  passando per le  visite di campionissimi come Merckx, Nibali o Ulrich, sino al passaggio delle grandi corse (Lombardia e  Giro). Ma  la giornata di ieri le batte tutte. Monsieur Tour de France, ovverossia Christian Prudhomme, il direttore della Grande Boucle, si è arrampicato sino a qui, come in una tappa di montagna,  per raccontare la partenza del Tour 2024 dall’Italia. Scatenando un terremoto di emozioni (a partire da quelle forti del presidente  Antonio Molteni  e della direttrice Carola Gentilini) e di ospiti, da Davide Cassani allo storico Beppe Conti, da Gianni Motta ai figli di Vincenzo Torriani, Fausto Coppi e Gastone Nencini, dalla famiglia Santini (quella delle divise) a Gianni Stanga, sino ai cantori più noti del ciclismo.

Emozione – Tanto per spiegare: a 20 giorni dalla partenza del Tour de France, questo bell’uomo, affascinante come un attore, dal portamento nobile e dal sorriso guascone, ha abbandonato per un giorno baracca e burattini delle frenesie organizzative, per scegliere questo luogo iconico. Avrebbe potuto andare al Palazzo Vecchio a Firenze (da dove partirà la prima tappa), o al chiosco di Pantani a Cesenatico (da dove partirà la seconda frazione). Invece ha scelto il Museo del Ghisallo. Un riconoscimento internazionale clamoroso, una medaglia da appuntare sulla giacchetta per chi questa struttura manda avanti con passione tra mille difficoltà, ma con grande successo. «Perché il Tour in Italia?», ha anticipato la domanda Prudhomme. «Perché Italia e Francia sono la storia del ciclismo: corse simili, campioni simili, passione simile: un gemellaggio molto significativo».

Si è aggirato per  gli stand assieme al curatore della mostra, lo storico Beppe Conti (la mostra nasce, come idea, dal suo libro appena uscito “Il Giallo del Tour”), ed è rimasto incantato da memorabilia eccezionali. A un certo punto ha preso il telefonino e ha scattato foto a documenti e reperti. «Ho finito i sorrisi per questa mostra. Qui si resira la storia del ciclismo. Il   Tour de France che parte in Italia,   si realizza il mio sogno personale e anche quello di Davide Cassani».

Idea – Cassani ha raccontato come l’idea  di portare il Tour qui sia venuta a lui e al presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini.  «Sembrava impossibile, invece…». Le tre tappe si correranno dal 29 al 1 luglio: Firenze-Rimini (206 km); Cesenatico-Bologna (200 km);  Piacenza-Torino (229 km). L’emozione correva sulla schiena di tutti i presenti: perché una cosa così non si è mai vista. «Vedrete la carovana più lunga del mondo», diceva Conti; «Sarà un pubblico internazionale come non mai: le prenotazioni arrivano da dovunque», diceva Cassani. E Prudhomme sorrideva come in una pubblicità. Prudhomme al Ghisallo. Ma vi rendete conto?