Ghisallo: la pace del ciclismo sia con noi

Abbiamo appena festeggiato con le prime iniziative sul decennale – ed è solo l’inizio di un anno che ci porterà fino al prossimo ottobre 2017 – e già c’è qualche rumors di troppo che a dire la verità stona ascoltato lì in cima, al Ghisallo, come in pianura @lucianarota

#Ghisallo10Anni – «La notizia che vogliamo faccia eco e rimbalzi come un ritornello felice è quella che il Museo, voluto caparbiamente dal grande campione e uomo Fiorenzo Magni, sia vivo, vegeto e abbia davanti a sé almeno mille anni. Come diceva scherzando il Leone delle Fiandre» dice il presidente della Fondazione Antonio Molteni.

Fiorenzo Magni non si credeva eterno ma di sicuro sapeva quanta forza aveva e ci voleva ancora per proseguire la sua Opera Omnia. E se scherzando diceva, pensando a se stesso, di puntare ai mille anni e uno, ironizzando come sapeva fare lui, in modo gentile, per il Museo, Magni, voleva seriamente un futuro lungo e importante. Forse davvero eterno.

Pier Bergonzi, vicedirettore de La Gazzetta dello Sport, testimonia amicizia e affetto al Museo in occasione della cena di gala per i 10 anni dall'inaugurazione
Pier Bergonzi, vicedirettore de La Gazzetta dello Sport, testimonia amicizia e affetto al Museo in occasione della cena di gala per i 10 anni dall’inaugurazione

Ora una cosa si sa: l’impresa potrà riuscire. Come dicono senza imbarazzo il presidente della Fondazione, Antonio Molteni, e la direttrice Carola Gentilini che in occasione della cena di gala del 14 ottobre 2016, (esattamente 10 anni dopo l’inaugurazione), hanno anche applaudito ad un rapporto consolidato con La Gazzetta dello Sport, fra i primi brand, anzi griffe a credere al progetto MuseoGhisallo e che ha testimoniato una volta di più affetto e sostegno anche attraverso le parole del suo vicedirettore, Pier Bergonzi, il quale è intervenuto portando i saluti del direttore Andrea Monti, della Rosea e dimostrando di credere nel Museo e nella sua festa del decennale.

Sono molti i messaggi di auguri giunti da più parti. Alcuni li ritroverete qui sulla bacheca del nostro sito on line che vuole essere sempre di più una vera Community del Ghisallo. Ognuno merita spazio. E capirete bene che in un concerto di voci felici, unite all’unisono nel celebrare lunga vita al Museo di Magni,  a stonare qualche volta non sono solo le campane delle chiese di provincia, ma anche certe inutili polemiche.

Per chiarire, puntualizza Carola Gentilini: «Deve essere ben evidente e chiaro a tutti che da parte del Museo non c’è la volontà di acquisire nulla che sia del Santuario. L’ipotesi che abbiamo valutato, sarebbe piuttosto di organizzare d’accordo con chi gestisce il Santuario, una eventuale rotazione di cimeli in esposizione, in occasione di rassegne tematiche. Tutto con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio di entrambe le location che sono uniche nel loro genere».

Antonio Molteni, dal canto suo ribadisce che:  «Il Museo è un’opera diversa dalla Chiesa del Santuario Madonna del Ghisallo, che continuiamo e continueremo ad onorare, anche a furia di preghiere sincere. E lo faremo tutti noi corridori e non. Noi che amiamo questo luogo a prescindere da tutto, noi che ogni volta che arriviamo lì, a Magreglio, in quel piazzale che domina i cuori e la vista (della Grigna!), c’è sempre modo di dire una preghiera ed apprezzare l’atmosfera regalata dai cimeli custoditi nella Chiesa. Oggi, fra l’altro, abbiamo un rapporto solido e molto profondo con il nuovo parroco, Don Giovanni, che ha sposato questo progetto, ci chiede collaborazione, ne offre e ha capito il senso di tutto questo».

Che la festa dunque continui. Qui non c’è insomma competizione fra le parti. Almeno qui. C’è pace per il ciclismo e c’è uno spirito (fra l’altro, per chi crede, di preghiera) che rimbalza fra il luogo sacro dove la Madonna protettrice continua a essere visitata e amata, come è giusto, e il Museo del Ghisallo, che le è sorto  accanto (e non per miracolo!), scavato in quella roccia, per essere concretamente La Casa dei Ciclisti – e per essere anche come un luogo di cultura e di amore per la bicicletta che deve andare avanti e pedalare lontano, sostenendosi con tante iniziative ed eventi e con l’aiuto degli sponsor.

Non ultima, con la benedizione di tutti coloro che amano la bicicletta!

Non c’è competizione: nemmeno sul piazzale antistante. Come si mormora in modo assai stonato. Dove sono stati eretti in passato i busti di Coppi e Bartali. «Non c’è competizione per qualsivoglia scultura che celebri campioni, eroi, imprese del ciclismo, che se sarà il momento verranno posti lì per essere parte di un luogo mitico. Ed è perfettamente inutile polemizzare con la soprintendenza. Figuriamoci se qualcuno dice no ad una statua in ricordo di Magni. Io credo che ci sarà un tempo e un modo anche per quella e, a proposito di tempi, mi auguro che siano brevi, magari coincidenti con il Giro di Lombardia 2017», spiega ancora Molteni.

Fra i commenti più sentiti, più o meno social come vogliono i tempi moderni,  in questi giorni, ne proponiamo uno,  di Marco Torriani,  fra gli amici più cari di Fiorenzo Magni, quasi un figlio del Leone,  come altri figli di un ciclismo non minore, il quale, commentando l’inutile polemica sul presunto diniego di un nuovo busto intitolato al Terzo Uomo, da erigere accanto a Coppi e Bartali, al Ghisallo, scrive:

«Coppi, Bartali e Magni li vedrei bene collocati insieme, anche raccolti idealmente in un trittico che li riunisca tra loro. Spiace che dentro la Chiesetta non sia stato compiuto quello che desiderava Don Ermelindo Viganò, il primo rettore del Santuario. Mi ricordo, ancor prima della nascita del Museo, vedeva bene il sorgere di una Casa del Ciclista. Il progetto rimase sulla carta fino a quando Fiorenzo Magni, ideò qualcosa di ancor più ambizioso, il Museo».

Aggiunge il figlio di Patron Torriani: «Ora si tratta, semmai, secondo il volere di Don Ermelindo, di liberare l’interno e i depositi della chiesetta di molti cimeli che potrebbero trovare un luogo più appropriato di esposizione nei saloni interni al Museo. Essendo il Santuario un luogo precipuamente di culto, dapprima sorto a titolo di devozione mariana, come ex voto per aver messo in salvo dai bravi’dei viandanti, poi eletto da Pio XII a Santuario della Madonna protettrice dei ciclisti, dovrebbe essere semmai rivolta l’attenzione estetica in senso positivo, ossia, alla migliore ricollocazione esterna (nel Museo) dei cimeli raccolti in vari ambienti del Santuario, insieme con la significativa valorizzazione della prima fiaccola benedetta, di qualche emblematico dono ciclistico e della Bolla Pontificia che lo ha consacrato definitivamente alla nuova specifica devozione religiosa mariana».

Questo sì che è un punto di vista costruttivo. Là la preghiera e la spiritualità, ben rappresentate, qui i cimeli e le iniziative che li rendono vivi culturalmente. Una strada che potrebbe portare tranquillamente ai mille anni e uno, come voleva Magni. Vissuti in pace.

E alla fine: che la pace del ciclismo e della sua storia siano con noi.

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