Il Museo del Ghisallo sostiene le Giornate internazionali delle malattie rare 2020. Perché i Valori dello sport sono i Valori della Vita. Nella ricerca scientifica, come nel ciclismo, si corre una gara di inseguimento a squadre. Protagonisti di questa sfida sono due team, Cura e Malattia, che nel coprire la stessa distanza si tengono testa a tutta velocità pur di raggiungere per primo l’avversario, pur di strappargli quel secondo in meno che vale tutto, il podio, un record mondiale, l’alloro olimpico, la vita.

Perché salire su quel podio, vincere la medaglia d’oro equivale ad assicurare la miglior qualità e la dignità di vita ai malati e alle loro famiglie. Così abbiamo pensato di fare un piccolo omaggio agli sforzi di tutti coloro che con sacrificio pedalano sincronizzati tra loro in squadra a sostegno di chi soffre per una malattia: ricordando l’oro olimpico di Roma 1960 del quartetto azzurro Luigi Arienti, Franco Testa, Mario Vallotto, Marino Vigna.

La foto è dedicata a Marino Vigna. La sua vita è stata dedicata al ciclismo, dalla vittoria alle Olimpiadi di Roma nel ’60 ai successi da professionista. E ancora, a soli 28 anni, direttore sportivo dello squadrone della Faema capitanata dal campione del mondo Eddy Merckx.  CT della pista, vice di Alfredo Martini in tanti mondiali da Ostuni a Benindorn, presidente della Commissione Tecnica della Lega Ciclismo.

“Le due ruote sono state la mia vita” ha raccontato commosso Marino Vigna quando è stato insignito del collare d’oro. E ancora: “Da corridore non vinsi molto, ma vinsi bene”, come in quella Olimpiade dove raccolse l’Oro nell’Inseguimento a Squadre assieme ai compagni di squadra Franco Testa, Luigi Arienti e Mario Vallotto. Poi, sceso dalla bicicletta, salì immediatamente su un’importante ammiraglia: la Faema con Merckx e Adorni.