ATLANTE STORICO DEL CICLISMO IN LOMBARDIA

epoca eroica – prima parte

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L’epoca eroica: 1905-1918. Prima parte

Nel 1905, in Lombardia, la bicicletta è ormai un ‘bene’ affermato come prodotto e mezzo di trasporto quotidiano, tanto che l’annuale guida commerciale “Savallo” per il territorio di Milano e Provincia annovera decine di nominativi e marchi (tra produttori, importatori e rivenditori) per le categorie “Velocipedi-biciclette” e “Articoli ed accessori per velocipedi”. Erano soltanto sei, un ventennio prima.

I percorsi nel 1905-1918

I percorsi nel 1905-1918

Il 12 novembre si disputa la prima edizione del Giro di Lombardia, che segna convenzionalmente l’inizio della storia del grande ciclismo agonistico italiano e lombardo. I trent’anni precedenti erano stati ricchi di competizioni per velocipedi e cicli. Lungo l’asse Milano-Torino era già nata una corsa che, poi, sarebbe divenuta una ‘classica’ del calendario italiano, disputata anche come “Coppa del Re” all’inizio del Novecento. Ma è in quel Lombardia del 1905 che si possono riscontrare, retrospettivamente, i caratteri fondamentali del ciclismo agonistico per come lo conosciamo ancora oggi. La partenza è posta a Milano, così come il traguardo (in Corso Sempione). La competizione prevede un percorso di 230 chilometri che porterà i 55 partecipanti a transitare per i principali centri urbani della Regione: Lodi, Crema, Bergamo, Lecco. Vince l’astigiano Giovanni Gerbi, soprannominato “il diavolo rosso”, forse a causa della maglia scarlatta che sempre indossa in corsa. Il giovane Gerbi è stato il primo corridore italiano a partecipare al Tour de France, nel 1904, e uno dei primi a incarnare la figura del ‘professionista’: si allena regolarmente, ispeziona preliminarmente le strade su cui dovrà correre, studia migliorie tecniche per la propria bicicletta.

Il 14 aprile 1907, presso l’Osteria della Conca Fallata, in via Chiesa Rossa a Milano, si radunano 33 corridori per la partenza della prima Milano-Sanremo, che diverrà poi nota in tutto il mondo come la “classicissima di primavera”. La corsa si muove verso sud, transitando per Pavia prima di uscire dai confini regionali. A Sanremo vincerà il francese Lucien Petit-Breton che corre in rappresentanza di un’azienda milanese che costruisce biciclette dal 1889: la Bianchi.

Nella notte tra il 13 e il 14 maggio 1909 prende il via da Milano la prima edizione del Giro d’Italia, corsa a tappe organizzata da “La Gazzetta dello Sport” e anticipata da una lunga campagna informativa e promozionale, attuata dallo stesso quotidiano milanese, mirata a valorizzare gli aspetti sportivi e simbolici dell’evento. Intorno alle tre del mattino, i 127 partecipanti muovono le prime pedalate dal rondò di Loreto e si avviano lungo la strada per Monza: la prima tappa si concluderà a Bologna dopo essere transitata per Trezzo, Bergamo, Coccaglio, Brescia, Desenzano, Verona, Vicenza, Padova, Rovigo e Ferrara. Il Giro prevede 9 tappe, intervallate da uno o due giorni di riposo, e porterà i ciclisti a raggiungere Napoli, passando per Chieti, e a fare ritorno a Milano dopo aver toccato Roma, Firenze, Genova e Torino. L’ultima tappa, Torino-Milano, viene disputata il 30 maggio. Vincitore del Giro è il varesino Luigi Ganna, figlio di una famiglia di braccianti che ha lavorato come muratore a Milano, percorrendo quotidianamente in bicicletta, da pendolare ante litteram, i molti chilometri che separano il capoluogo lombardo dalla sua residenza di Induno Olona. Ganna si è piazzato sul podio delle prime edizioni del Lombardia disputate dal 1905 al 1908 ed è il recente vincitore della terza edizione della Milano-Sanremo; sulle pagine de “La Gazzetta dello Sport” viene descritto come un giovane dotato di un «corpo rude ed atletico di macchina da lavoro», una definizione che ben si adatta anche ai corridori contemporanei, ma che ancor meglio chiarisce quali caratteri debbano avere i ciclisti dell’epoca: uomini con forza e resistenza fuori dal comune, capaci di pedalare con biciclette pesanti e prive di ‘rapporti’ lungo strade per lo più dissestate.