Tempo di pista, pensando agli stayer

Stayer è una parola che nel vocabolario del ciclismo moderno non trova più posto poiché la specialità del Mezzofondo, in cui correvano gli stayer, è stata eliminata dalle prove ufficiali e praticamente non viene più praticata. Le gare degli stayer erano delle prove dietro motore. In pista scendevano motociclette speciali dietro alle quali correva, in scia, il ciclista. Le moto prevedevano una posizione particolare per il motociclista, così che potesse coprire dal vento il più possibile il corridore. In scia ad una moto le velocità erano mostruose, si potevano superare tranquillamente i 70 chilometri orari.

Per sfruttare al meglio la scia le biciclette avevano degli accorgimenti speciali che potete vedere nelle foto della Masi appartenuta a Domenico de Lillo e presente nel Museo.

La forcella girata e la ruota anteriore più piccola permettevano al ciclista di stare più vicino al motociclista così da sfruttarne meglio la scia. I rapporti erano ovviamente adeguati e molto lunghi. La bici di De Lillo ha una moltiplica da 70 denti. Poi c’erano degli accorgimenti di sicurezza: la sella era dotata di un supporto che ne evitava la caduta repentina in caso di allentamento del reggisella. I tubolari, infine, venivano fissati con il mastice e poi bloccati con un adesivo per evitare qualsiasi movimento. Ce ne sono ancora tracce evidenti sulla bicicletta di De Lillo.

Il telaio, realizzato da Faliero Masi segue proprio le linee classiche della bici da stayer.

Qui sotto una gara di stayer

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